8 - Fedeltà e amore

FEDELTA' E AMORE 

 

ARSACE, alla morte dei fratelli, riprese l'apiario che fu curato poi dalla moglie contessa ELEONORA CALINI (6-1-1874 + 18-2-1938) con la collaborazione dei figli Giuseppe e Elena.

GIUSEPPE (13-8-1902 + 8-2-1933), laureato al Politecnico di Milano in ingegneria, nel 1925 trasferì all'aperto, nel prato antistante, l'apiario composto di cento alveari.

Godevano allora in Italia un indiscutibile primato i fogli cerei, ed anch'egli si provò a costruire favi completi per melario con carta speciale imbevuta di paraffina. I suoi favi, rispondenti assai bene alla prova sperimentale, non vennero però fabbricati a cagione della sua morte 20

I nomi di Giuseppe e di Elena appaiono fra i congressisti a Trento nel 1921, e nell'elenco dei partecipanti al II Congresso Nazionale della Sezione apicoltori italiani tenuto a Brescia nei giorni 19-22 marzo 1932. Nella seduta del 20 marzo, il Rag. Vincenzo Lancini annunciava all'assemblea che il Comitato organizzatore aveva predisposto una visita all'apiario di Berlingo per onorare la memoria dei fratelli Metelli, notissimi veri pionieri della nostra apicoltura. L'annuncio fu accolto con caloroso applauso e nel pomeriggio l'assemblea si trasferì a Berlingo con automobili noleggiate dal Comitato.

Dagli atti del Convegno si ricava che i Congressisti ebbero così modo di visitare il bell'apiario razionale che si trova impiantato a lato della signorile residenza ed il laboratorio annesso all'apiario stesso. Seguì un rinfresco offerto con generosa ospitalità dalla famiglia Metelli ai partecipanti, dopo di che il conte Zappi con ispirate parole rievocò la figura e l'opera dei fratelli Metelli per l'apicoltura italiana 21.

Nel giugno 1938 fu ospite a Berlingo il sig. Dumas, esperto albanese inviato dal suo Governo in Italia con l'incarico di raccogliere elementi e notizie sui metodi usati per l'allevamento del prezioso insetto, nonché sull'organizzazione e sulla propaganda del prodotto. Il Dumas si trattenne con vivo interesse nell'allevamento apistico dei Metelli, allevamento che continuava, rinnovato ed attrezzato modernamente, uno dei più vasti e completi esistenti in Lombardia al principio del nostro secolo 22. L'esperto albanese intese inoltre, con la sua visita, rendere omaggio alla memoria dei Fratelli Metelli, in particolare del Dr. Giovanni, che fu considerato il creatore dell'apiario per la profonda conoscenza, di fama europea, della storia e dei costumi degli imenotteri attraverso una costante e diligente osservazione, per cui poté fare suo il pensiero di Lessing: “lo sguardo dell'indagatore trova, non di rado, più di quanto desidera trovare”; ma soprattutto per avere infaticabilmente collaborato, pure fra molte difficoltà e incomprensioni, alla propaganda del risveglio apistico in atto in Italia.

La signora ELENA LANCINI METELLI ebbe la sorte di continuare sola la coltura dell'apiario ridottosi in seguito a sessanta famiglie di api. L'inclemenza delle stagioni, gli smarrimenti, le epidemie che colpirono gli imenotteri non arrestarono la sua attività, vuoi per la passione innata all'arte fascinosa, vuoi per il desiderio di mantenere vivi la riconoscenza e l'affetto ai familiari scomparsi, che con tanta abnegazione, amore e competenza avevano di volta in volta accresciuto e reso celebre il loro apiario e il nome di Brescia anche fra gli apicoltori stranieri.

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20 ZAPPI-RECORDATI co: ANTONIO, Apicoltura, Torino, 1947, p. 168.
21 Atti del Convegno Nazionale della Sezione Apicoltori Italiani, Brescia, 19 - 22 marzo 1932, Trento, 1933, p. IX e p. 55. Cfr. L'Alveare, organo del C.N.A. di Trento, aprile 1932, a V. n. 4, p. 69.
22 Il Popolo di Brescia, 14 giugno 1938, p. 6.


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