2 - L'Apiario Metelli

 

L'APIARIO METELLI   ( 1869 - 1969 )

 

Verso la metà dell'800 la voga che ebbe nel passato l'apicoltura andò sminuendo con l'introduzione dello zucchero come pure per l'imperfezione dei metodi in uso1. Ma proprio durante questo periodo, in cui l'imperfezione del metodo, con la mal riuscita, apportava scoramento e diffidenza negli apicoltori, GIUSEPPE METELLI (11-2-1822 + 12-12-1903) dava inizio ad un apiario, affidandolo al figlio minore Arsace, che in quell’anno 1869 aveva concluso gli studi liceali nel Collegio Peroni a Brescia, e fu sconsigliato, per ragioni di salute, di continuarli presso una Università come avevano fatto i fratelli. 

ARSACE (23-11-1852 + 12-2-1910) tenne l'apiario con metodo empirico, e al solo scopo, utile e necessario, di assicurare la fecondazione dei fiori e dei frutti, perché preferiva i lavori dei campi, per i quali auspicava più adeguati incentivi capaci di migliorarne la produzione, e sollevare le condizioni sociali dei contadini. Fu egli infatti che introdusse per primo nella zona l'uso delle macchine agricole e la concimazione chimica, aprendo una fabbrica di concimi chimici presso la filanda costruita e diretta dalla madre Lucia Francesconi2. Attese inoltre con generosa operosità all'assistenza degli abitanti nella Congregazione di Carità, fondata da Don Stefano Metelli, fratello del nonno G. Battista3, e nel Comune, che l'ebbe primo magistrato4. Delle sue esperienze si occupò Mons. Dr. Giovanni Bonsignori, che frequentemente lo visitava a Berlingo intrattenendosi in lunghi colloqui. 

Nel 1880 cominciarono ad occuparsi in parte di apicoltura i fratelli Dr. Giovanni e Ing. Federico. Per merito loro l'impianto andò acquistando nuova forma e metodo fino a divenire una vera industria rimuneratrice con un sistema chiamato metelli, ricavato da lunghe e coscienziose esperienze. La coltivazione industriale, ben regolata e fondata su sicure pratiche, rivestì carattere generale, e l'apiario di Berlingo, riconosciuto uno dei più grandiosi ed attrezzati della Lombardia, fu centro d'incontri e d'interessi comuni anche agli stranieri.

Così i nomi dei Metelli s'inserirono fra quelli dei più insigni ed eminenti apicoltori per essersi adoperati con l'entusiasmo e la fiducia dei pionieri, per avere propagandato il metodo della coltura intensiva e razionale, per gli studi sull'indole, sui costumi, sulle leggi che governano queste vaghe angiolette delle erbose rive.

 

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1 MONA ANGELO, La coltivazione delle api, in Commentari dell'Ateneo di Brescia, 1858-61, pag 167. CALAMIDA DANTE e NAVONE EMILIO, Apicoltura razionale, Torino, 1930, p. 7.
2 Francesconi Lucia (27-9-1812 / 20-6-1896) di famiglia rovatese, fu donna intraprendente: a lei si deve la fondazione della filanda e il proposito di avviare agli studi i figli: Defendente, ingegnere (1844/1867), Giovanni, medico; Metilde (1845/1870); Federico, ingegnere; Arsace; Arturo (1855/1868).
3 Don Stefano è ricordato nella Cappella del Cimitero di Berlingo con la seguente iscrizione:
 «H. S. E. / Stephanus Metellius / sacerdos / qui partem substantiae suae pauperibus / supellectilem divitem plurimam / qua in sacris ipse utebatur / in Berlinghensium templo / ad augendum sacrorum decus / testamento legavit / mortem obiit XVII Kal. Mai An. MDCCCXXX / aetatis suae LVI».
Don Stefano e il fratello G. Battista il 14 ottobre 1823 acquistarono il palazzo di Berlingo per il valore di 40.000 franchi dalle signore Caterina Maria Bianchi ved. di Giuseppe Ristelhueber e sposa di G. Giuseppe Raymondo Maurizio Dimbert de Bourdillon, procuratore del Re nella Guayana Francese; e dalla signora Maria Clara Anastasia Chardon ved. di G. Battista Bianchi e ora sposa di G. Battista Gabriele barone Merlin, maresciallo di campo a riposo, cavaliere della legione d'onore e di S. Luis, dimoranti a Chateau Chierry nel Dipartimento de l'Aisme (rogito di G. Luigi Lambert, notaio a Parigi, rue du Bac, 31).
4 L'Apicoltore, 1910, pp. 26-27. Necrologio di Arsace. Amico di Arsace fu Ales¬sandro Tonelli di Coccaglio, inventore del coltello elettrico disopercolatore, di cui dette pubblica notizia nel 1911 in Apicoltura, num. unico, Brescia, Queriniana, pp. 20.

 


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