1961 - Dai giornali

 

La fama degli spiriti di Berlinghetto si diffonde velocemente ed i giornali pubblicano articoli per soddisfare la curiosità della gente.

 

Si ringrazia il signor Felice Coffetti di Berlingo, per avere ridestata dopo vari anni la curiosità sulla vicenda degli "spiriti" o "fantasmi" di Berlinghetto e per aver raccolto le pubblicazioni del Giornale di Brescia sull'argomento.



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  Giornale di Brescia - 25 febbraio 1961

Leggenda smentita: si fanno vivi in una casa nuova  

I CHIASSOSI FANTASMI DI BERLINGHETTO  

Lampadari infranti, quadri che si staccano dalle pareti, sassi infuocati lanciati da mani invisibili; ce n’è abbastanza per mettere in agitazione gli inquilini e sovreccitare la fantasia della popolazione – Qualcuno dice di conoscere il mistero ma tiene la bocca chiusa – S’incrociano gli interrogativi.

Da alcuni giorni questa piccola frazione, spersa nella pianura bresciana, è assurta agli onori della cronaca, delle conversazioni giornaliere, è divenuta meta insolita e preferita di un gran numero di persone provenienti dai paesi circostanti. La vita tranquilla di questa gente campagnola abituata solo al gran silenzio dei campi, all’immobilità lunare di queste magnifiche notti di primavera precoce, ha subito un’imprevedibile scossa. La ragione di tutto questo è data dal propagarsi veloce, da una casa all’altra, da un paese all’altro, della notizia che uno “spirito maligno” si è presa la briga di fare visite non gradite ad una famiglia del luogo.

Di sassi che volano lanciati da monelli impertinenti, o da esagitati facinorosi si sente spesso parlare e non costituiscono per sé materia di sufficiente interesse, ma sassi lanciati nel cuore della notte che rompono lampadari, cadono con tonfi impressionanti vicino a letti dove dormono persone, è un fatto da non lasciare certo tranquilli.

Quando poi la cosa si ripete per un’intera settimana, allora l’incredulità e lo scetticismo si tramutano in ansia, di più in terrore.

A Berlinghetto, un piccolo agglomerato di case alla periferia di Berlingo, abita in una casa nuova un nucleo di immigrati casertani. Da due anni la decina di persone si è stabilita nel borgo in cerca di quel lavoro che la loro terra avara ha sempre rifiutato e le cose, almeno sembra, non si sono messe affatto male. Le famiglie sono costituite da due fratelli: Armando e Pasquale Dell’Aquila che con mogli e figli hanno trovato sistemazione nella casa della signora Lucia Arianti del posto.

I fatti misteriosi, così come li ha raccontati Armando, sono cominciati venerdì scorso. Nella notte, poco dopo le tre del mattino, un urlo dei piccoli, che dormono nella stanza accanto, fa sobbalzare i genitori che accorrono. Un maschietto, la faccia rigata di lacrime, le pupille spalancate dal terrore, racconta di aver sentito due mani diaccie passargli sul viso. Il padre lo rassicura, ma stante la paura del piccolo si corica accanto a lui.

Appena spenta la luce però c’è nella camera, sono sempre parole degli interessati, c’è un sentore di cose che si muovono, un cuscino ai piedi del letto viene tolto da una mano invisibile, una sottoveste s’invola frusciando e l’uomo che ascolta attentamente i rumori viene colpito in pieno volto da una scatola di bottoni che era sul comodino vicino. Altro urlo spaventato, questa volta del genitore, che balza di corsa nella vicina camera dove dormono gli altri familiari. In breve la tranquillità scompare. Si fanno mille supposizioni. La casa viene attentamente esaminata nella speranza di trovare una spiegazione allo strano caso. Sopraggiunge così l’alba.

Si pensa di non dare pubblicità alla cosa. Ma altri fatti si verificano durante la giornata di sabato. Poi le prime voci circolano.

Prima, timidi, poi sempre più interessati i vicini si fanno sull’uscio. Domandano, viene loro risposto. Sulla casa, sul piccolo rione comincia a calare una forma sconosciuta di paura. Di sera, nonostante la mitezza del tempo favorisca le veglie, ci si rinchiude in casa, non si sa mai.

Domenica due giovani del paese, Antonio Clerici e un certo Luciano, accompagnati da altri amici, tutti del paese si misero di guardia alla casa decisi a scoprire l’arcano. Ad un tratto un tonfo. Un sasso picchiava con violenza sulla testiera del letto, finendo per terra. Un quadro appeso sopra il letto, di quelli che raffigurano la Sacra Famiglia, si staccava e cadeva sulle coltri.

Ma il fatto più strano, più arcano, più diabolico, si può dire, si è verificato nella notte di lunedì: il fatto, del resto, ci viene raccontato da diverse persone presenti al momento dell’accaduto, fra le quali il Parroco che però si limita solo a riferirci ciò di cui è stato testimone senza avanzare giudizi. Stavano dunque alcune persone parlando con gli inquilini quando un ripetuto rumore, come di un bastone percosso a mo’ di mazza sul pavimento, si sente provenire dal soffitto; a ciò la signora Rosette esclama: - Va via tu! – e per tutta risposta si sente ripetere il rumore provocato con più violenza. Siccome la soffitta che contiene oggetti personali della proprietaria Arianti Lucia è chiusa a chiave e lei sola ne è ovviamente in possesso, viene immediatamente avvertita e pregata di portarsi sul posto per procedere ad una verifica. La signora accorre, la soffitta viene meticolosamente ispezionata con l’evidente ed altrettanto cauto intento di scoprire una causa più plausibile del supposto “diavolo”. Ma ogni ricerca è vana: tutte le cose sono al loro posto, nulla fa supporre che i rumori avvertiti siano stati provocati da assestamenti delle masserizie, non vi sono tracce della presenza di animali.

Martedì, perdurando le strane sassate, i familiari hanno avvertito Pasquale che lavora a Como. Il giovane arrivato e messo al corrente della strana faccenda, ha assistito impotente ad una serie sconcertante di manifestazioni. Le donne ora vogliono lasciare l’abitazione nella quale è impossibile vivere. Gli uomini dal canto loro hanno già perso una settimana di lavoro, i bimbi spauriti non vogliono andare a scuola: in una parola i Dell’Aquila sono paralizzati dalla vicenda.

Nella notte poi un altro fatto inspiegabile, sempre secondo il racconto degli abitanti, veniva a sconvolgere la già compromessa quiete domestica. Mentre nel pomeriggio Armando era a letto con i bambini e nella cucina si intrufolavano curiosi visitatori, un sasso da chissà dove entrato, mandava in frantumi il lampadario della camera da letto. Svegliato di soprassalto, mentre i bambini scoppiavano in lacrime, il Dell’Aquila raccoglieva il sasso che era caldo come se uscisse da una fornace.

Questa in breve la situazione. Confessiamo che siamo scettici circa la veridicità dell’accaduto anche se è comprensibile lo stato di suggestione che s’è impadronito della casa e dei suoi abitanti. Sta di fatto tuttavia che qualcosa di anormale sta accadendo nella casa.

Intanto i visitatori si moltiplicano; da ogni paese vicino si riversano a frotte, con ogni mezzo, nelle strade della piccola frazione, nella casa dei sigg. Dell’Aquila costringendo ora uno ora l’altro inquilino e testimone ha ripetere cento volte le stesse cose.

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  Giornale di Brescia - 26 febbraio 1961

Forse un colpo di scena nelle prossime 24 ore  

I CARABINIERI A BERLINGHETTO SI INTERESSANO DEI FANTASMI  

L’Arma intende ora chiarire definitivamente le misteriose vicende accadute in casa Dell’Aquila

 

La vicenda dei “Fantasmi di Berlinghetto” è ormai giunta all’undicesimo giorno e pare che il caso sia sempre avvolto nel mistero. La situazione in casa Dell’Aquila si va facendo sempre più pesante. La capacità di resistenza, specie dei due capi  famiglia, Pasquale ed Armando, va scemando. Il Pasquale, nella notte di venerdì, al verificarsi dell’ennesimo lancio di sassi, è scoppiato in pianto. Nel pomeriggio di Sabato il comandante della stazione carabinieri di Travagliato si è recato sul posto, ha visitato la casa, ha ordinato che i cancelli fossero chiusi sì da impedire l’accesso dei curiosi alle stanze dell’abitazione.

Ciò permette ai Dell’Aquila una maggiore tranquillità e impedisce un’invasione non del tutto giustificabile da parte dei curiosi, tanto più che le manifestazioni dell’ancora imprecisato disturbatore hanno luogo solo se c’è poca gente. Tuttavia il provvedimento non ha impedito che davanti il cancelletto dell’abitazione si fermasse, specie nella serata, quando il paesaggio si fa più suggestivo e fra la folla si fa strada la psicosi della paura collettiva, un folto pubblico, che il fangoso vicolo si animasse dall’ormai consueto viavai, che l’osteria del signor Bellini si riempisse oltre misura di clienti sempre ben disposti a riempire i calici, sempre pronti a discutere i casi del giorno arricchendoli di considerazioni fantasiose.

Frattanto la situazione, mentre da un lato sta sempre più complicandosi ed arricchendosi di particolari che non trovano una benchè minima giustificazione attendibile, d’altra parte si va invece progressivamente delineando e riducendo a considerazioni più realistiche e veritiere.

Infatti, se ora la morbosa curiosità della folla va aumentando (la curiosità resta tale, senza cioè diventare credulità), all’interno dell’abitazione non si sono verificati nella notte di sabato altri lanci di sassi.

L’ultima pietra è stata lanciata nel pomeriggio di sabato verso le ore 13,30. Questo è il fatto che nel corso della vicenda è senz’altro il più significativo per tante ragioni fra le quali, non ultima, è che ha permesso ai Dell’Aquila di riposare tranquillamente per un’intera giornata. Pasquale e Armando, sulle cui spalle pesa il carico del mantenimento di sette persone, sperano di poter presto riprendere il loro lavoro.

Ieri, giorno festivo, è stato particolarmente favorevole al gran concorso di pubblico: le strade della piccola borgata erano più animate del solito, la canonica era spesso visitata da curiosi conoscenti e no del curato don Giovanni Cominelli.

A conclusione di questa nota ci preme sottolineare che oggi c'era nell'aria qualcosa di nuovo, qualcosa, insomma, che ulteriormente definita dovrà condurre allo sblocco della vicenda che ha già fin troppo tormentato questa piccola borgata.

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Giornale di Brescia - 27 Febbraio 1961

In casa Dell’Aquila, a Berlinghetto, è tornata la calma

ARRIVATI I CARABINIERI I FANTASMI HAN FATTO FAGOTTO

Niente di nuovo in casa Dell’Aquila anche per la notte di domenica e per tutta la giornata del lunedì. Quando oggi ci siamo recati per un’ulteriore visita abbiamo trovato una profonda calma entro e fuori la casa “spiritata” di Berlinghetto. Tuttavia l’emozione, l’interesse della gente non è scemato: semmai si va facendo più tormentato o per lo meno si fa più esigente. La gente ha bisogno, in casi del genere, di una verità, di una spiegazione la quale, allo stato delle cose, non può venire che, a nostro avviso dall’autorità di polizia.

In questi giorni abbiamo seguito attentamente le vicende, abbiamo raccolto molti elementi, abbiamo ascoltato cento volte la narrazione dei fatti, abbiamo parlato ora con questo, ora con quello e tutto abbiamo vagliato e considerato non tanto e solo per pura curiosità quanto piuttosto per riuscire a trovare una obbiettiva giustificazione di quanto è accaduto.

Ora noi non vogliamo atteggiarci né a poliziotti né a competenti di spiritismo, ma vogliamo solo sottolineare che fin da principio la faccenda ci è parsa completamente priva di un qualsiasi fondamento spiritistico e perciò siamo girati intorno ad essa alla ricerca di una soluzione più concreta, più pratica. E ci siamo convinti che il detto  “ l’abito non fa il monaco ” può essere risolto in questo “ il sasso non fa il diavolo ”.

Come può infatti uno spirito maligno preoccuparsi di un orario, di evitar il folto pubblico? A meno che non sia tanto discreto e sensibile da voler scansare ogni elemento che implicherebbe delle responsabilità civili per danni arrecati alle persone eventualmente colpite in testa.

I sassi sono caduti quasi tutti alla stessa ora e sempre con la testimonianza di poche persone, sempre (o quasi) le solite. Un’altra considerazione inoltre va fatta a questo proposito: la natura dei sassi. Questi infatti, stando alle voci del popolo, si presentavano addirittura roventi, mentre in seguito a precisa domanda e ripetuti esperimenti è risultato che la temperatura di detti “sassi diabolici” deriva semplicemente dal calore umano. Certo che, ancora, fra i tanti fatti raccontati in giro, molti sono frutto della fantasia influenzata dalla psicosi che si è impadronita della folla, altri sono tolti di peso da altre vicende accadute chissà quando e dove, altri ancora nati dalla maligna vena inventiva di alcuni visitatori che più che padroni di sé sono interessati e li hanno creati di proposito per imporre alla vicenda una veste di maggior credulità.

Coloro invece che, scartando a priori la presenza della mano del diavolo, hanno tentato di dare una spiegazione più concreta del fatto, non ci sembrano davvero molto obiettivi e sempre azzardati nei giudizi in quanto è facile intravvedere nelle loro argomentazioni un atteggiamento di speculazione personale.

Comunque oggi, data la nuova situazione, è facile circoscrivere i fatti di spettanza dell’autorità di polizia la cui azione già in corso di svolgimento, siamo certi, sbroglierà presto la matassa.

Esclusa a ragion veduta la possibilità di presenze spiritualistiche, non resta che da rivolgere lo sguardo su questa terra. Su che cosa, su chi? Questo è il punto sul quale la polizia dovrà appuntare, come farà certamente, i suoi sguardi col fine di precisare e attribuire le responsabilità e i moventi.

A noi compete solo il dovere e il compito di fare la cronaca, di fare osservazioni. Una circostanza è, comunque, ben precisa. Intervenuti i carabinieri, i fantasmi hanno fatto fagotto. Sta di fatto che in queste ultime ore tra la gran massa di personaggi alcuni hanno richiamato la nostra attenzione e si vanno staccando dall’amorfa fisionomia della collettività per assumere una visione più precisa nel fatto del “diavolo di Berlinghetto”. Infatti questi personaggi che abbiamo sempre osservato con interesse da quando siamo entrati sulla scena hanno avuto un atteggiamento non sempre coerente. Hanno rilasciato dichiarazioni spesso contradditorie. Non vogliamo anticipare soluzioni perché non è di nostra competenza ma ci vogliamo domandare: è possibile che l’incognito lanciatore di sassi sia riuscito a fare tutto da solo? E perché l’ha fatto?

 

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Giornale di Brescia - 11 marzo 1961

I FANTASMI DI BERLINGHETTO AL MICROSCOPIO

Sono venuti da Bologna per studiarli

 

Scrivevamo nelle ultime nostre note di cronaca che la vicenda dei fantasmi di Berlinghetto sarebbe logicamente finita in caserma per una conclusione di giustizia. Effettivamente i personaggi più importanti sono comparsi davanti al comandante dei Carabinieri di Travagliato ma nessuno ha deposto il falso. Intendiamo dire, cioè, che le narrazioni sono state tutte concordi, anzi, che tutti si sono dimostrati ancora una volta convinti che i fenomeni siano da imputarsi a forze extranaturali. Cosicché verrebbe quasi da pensare ad una revisione dei giudizi pronunciati in merito nei giorni precedenti. Va infatti notato anche che nei giorni scorsi un gruppo di studiosi del Centro studi di parapsicologia è partito addirittura dalla dotta Bologna per recarsi in quel di Berlinghetto.

La notizia delle strane visite dei fantasmi di casa Dell’Aquila si era sparsa ben oltre stretti confini della Bassa bresciana, era apparsa nelle colonne dei giornali di portata nazionale e la piccola borgata di Berlinghetto ha avuto il quarto d’ora di celebrità. Certo che scomodare persone serie, quali sono gli studiosi venuti da Bologna, non è cosa da tutti i giorni. Indubbiamente quelle rispettabili persone non sono corse come può correre un credulone sempliciotto, bensì si saranno recate sul posto per poter constatare se evidentemente sussistessero motivi o si fossero manifestati elementi interessanti per le ricerche proprie alle loro attività di studio.

Non eravamo presenti al momento della loro visita, ma possiamo ugualmente rivivere la scena: seguire l’affacciarsi sulle soglie di quelle rustiche case delle stesse persone che erano accorse incredule e smarrite al nostro apparire; intendere il nuovo intrecciarsi di commenti sui fatti la cui eco si era quasi persa nel breve lasso di pochi giorni.

Ricordiamo come una ingenua quanto buona vecchietta si ritrasse quasi atterrita quando le mostrammo l’ultimo diabolico sasso caduto in casa Dell’Aquila. Ma d’altra parte non possiamo fingere di non vedere confuso tra la folla qualche volto stranamente maligno, di non notare in alcuni certi segni di intima e cattiva soddisfazione: quella stessa che prova il bambino che riesce a far credere ai compagni, come vera, una delle tante storie di streghe che scorrazzano per il cielo a cavallo di una scopa, una delle solite storie di spiriti che ci tolgono, non veduti, la sedia mentre stiamo seduti.

Quelle persone sono forse un po’ deluse per la brevità, ma non troppo, del gioco. E anche noi, in verità, lo siamo: ci piaceva quell’atmosfera, ci sarebbe piaciuto assistere di persona a un fatto e poter esprimere così una nostra opinione. Delusi, forse, se ne sono tornati a Bologna gli studiosi di parapsicologia, delusi saranno gli abitanti di Berlinghetto di constatare che la borgata non appare più tra le cronache del giornale.

 

Sergio Tonelli  

 


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