La storia fantasiosa

 

Ecco invece l'origine di "El Diaol del Berlinghét".

Tanti, tanti anni fa, cento? duecento? non si sa, nel piccolo villaggio del Berlinghetto, frazione del Comune di Berlingo, abitavano due signore, due vecchie sorelle "zitellone" bisbetiche, soprannominate "cicalone", le quali, a sentir loro, erano le più intelligenti e le più brave.

Mentre regnava la povertà, esse, riccone, vivevano nell'opulenza, e se sfuggiva loro di mano, in elemosina, qualche spicciolo, se ne vantavano come grandi benefattrici.

A Berlinghetto viveva pure un uomo, abbastanza bizzarro, che si dilettava di pittura, e non è che i suoi quadri fossero sempre di disinteresse al pubblico, anzi, alcuni dei suoi quadri bizzarri, nonostante fosse comunemente chiamato "il Pintorello", destavano l'attenzione del pubblico, se non altro per le loro bizzarrie, proprio come quello di cui ora vi sto narrando la storia...

 

Ora, questo "Pintorello", che si chiamava Sempronio, chiese il permesso al Comune di Berlingo di dipingere un quadro religioso su una delle pareti della chiesina, ormai fatiscente, del Cimitero.

Il Comune di Berlingo, pur conoscendo il... "pittore" e le sue bizzarrie, in principio era indeciso, ma poi, prevedendo che quella vecchia chiesina nell'arco di poco tempo doveva essere abbattuta e sostituita da una nuova, dietro le insistenti domande di Sempronio (il... pittore) decise di concedere il permesso, convinto che i suoi... "scarabocchi" avrebbero durato poco, appunto per il prossimo abbattimento della chiesina.

Fuori di sè dalla gioia, il "pittore" si mise all'opera con grande impegno. Aveva in mente una grossa burla: voleva umiliare le due "pettegole" di Berlinghetto, voleva smascherare la loro ipocrisia. conciossiaché essendo esse spilorce, si definivano grandi benefattrici, e pur essendo delle bisbetiche e fanfarone, le due "cica-lone" volevano passare come delle signore serie e stimate. Ma in verità, di "stima" ce n'era ben poca.

Il nostro "pittore", dunque, cominciò con grande entusiasmo il suo lavoro. Si lambiccava il cervello per poter ben fissare nella mente, possibilmente più precise, le fisionomie delle sue "vittime", le due "cicalone". Ma, per ottenere questo, era necessario guardarle e fissarle bene con frequenza.

Per verità, non era questo un impegno tanto arduo, poiché le due "cicalone", impeccabilmente, sempre alla stessa ora, le nove del mattino, comparivano sulla strada tutti i giorni per la loro quotidiana passeggiata.

Il nostro pittore conoscendo questa loro abitudine si mise subito in azione, con impegno e grande diligenza. Coincidenza volle che il suo lavoro fosse di stradino comunale: poteva cosi facilmente incontrarle senza suscitare sospetti.

Conoscendo l'orario in cui le due gitanti si trovavano nei vari luoghi della strada, Sempronio vi si portava poco prima coi suoi strumenti di lavoro, eseguendo intanto il suo lavoro e attendendo con impazienza il loro arrivo. Al loro giungere smetteva il lavoro, si volgeva verso di loro, si inchinava, levandosi il cappello, le salutava umilmente, e furbescamente le intratteneva più a lungo in conversazione, scrutando con occhi di lince le loro fisionomie. Quindi le salutava cordialmente e senza farsi accorgere, correva al Cimitero, di cui aveva la chiave perché ne era il custode, e con grande cura fissava sulla parete della chiesina le varie parti delle due facce, ora la fronte, ora gli occhi, e così via, cercando di riprodurre fedelmente ciò che si era fissato nella mente mentre le scrutava durante la piacevole conversazione.

Lo "scrutinio" diligente, paziente, quasi quotidiano, perseverante, durò più di un mese, finché con grande gioia e soddisfazione del nostro "artista" comparvero sulla parete le facce delle due "cicalone" impeccabilmente simili all'originale.

Immaginate la grande gioia, la soddisfazione, la grande letizia del nostro "pittore". Il più importante, il più necessario, il più preoccupante era fatto. Ora per Sempronio il resto era lavoro da ragazzi. Ci avrebbe pensato la sua fantasia spontanea e bizzarra a compiere l'opera. E fu per lui un divertimento.

La scena che il suo quadro doveva rappresentare lo stimolava. Man mano che il lavoro procedeva, il quadro andava sempre più completandosi, finché con immensa gioia del "Pintorello" giunse al termine.

Il quadro richiese il lavoro di tre lunghi mesi: uno di scrutinio e due di fantasia.

Cosa rappresentava quel quadro? La gente era impaziente di vederlo. Il nostro artista teneva sempre ferreamente chiusa la porta della chiesina, perché quel suo quadro doveva essere una sorpresa esilarante per la gente.

E venne finalmente il momento fatale!

Dopo di aver curato il quadro nei suoi minimi particolari, convinto che il quadro era al completo e segnalava con precisione la vera intenzione dell'autore, si decise di mostrarlo al pubblico. Fu una scena indescrivibile! esilarante al massimo, e il "Pintorello" fu portato alle stelle, con applausi scroscianti che non finivano.

Ma che cosa rappresentava quel quadro, da suscitare nel pubblico tanto entusiasmo? I commenti, i giudizi erano a non finire; naturalmente, non tutti concordi, a causa della presenza, su quel quadro, di quelle due anziane sorelle, dette "cicalone", che il bizzarro Sempronio aveva voluto immortalare, fissando le loro immagini sopra una parete di una chiesina vecchia e fatiscente. Per fortuna le due protagoniste del quadro, essendo ormai di età avanzata, a distanza di pochi giorni erano passate a miglior vita, e fu loro risparmiata l'onta del dileggio, a meno che non l'avessero preso come un amorevole scherzo, se no quel povero Pintorello avrebbe conosciuto l'ira di Dio, o meglio "l'ira della donna" la quale deve essere terribile, essendo che la Sacra Bibbia dice: "Non c'è ira più grande dell'ira della donna".

Ma proseguiamo la nostra narrazione.

Il quadro dunque era terminato la gente l'aveva ammirato e applaudito con grande entusiasmo, e l'autore gongolava di gioia. Quel quadrò sarebbe diventato famoso e avrebbe dato pubblicità a una piccola borgata sconosciuta e sperduta in mezzo ai campi. Infatti, chi non conosce la frase: "El diaol del Berlinghét"? frase confermata più tardi dalle vicende avvenute a Berlinghetto nel febbraio del 1961, come narreremo, ma sulla cui veridicità c'è da dubitare non poco, e si preferisce piuttosto pensare a una solenne turlupinatura.

Siccome vedo che la vostra curiosità è al colmo, e la vostra pazienza sta per avvicinarsi ai limiti, per cui è bene che accarezzi la vostra legittima curiosità, perché se oltrepassate i limiti, c'è pericolo che mi mandiate a...

Ma non voglio rendermi responsabile di una vostra frase certo non garbata, anche se purtroppo e tanto comune sulla bocca di non pochi. Ma facciamo presto, proseguite nella lettura e... buon divertimento (saluti a Sempronio!).

Una carrozza sgangherata; sopra, sedute, a braccetto, le due signore, piuttosto grassocce, con un succintissimo vestito rosso scarlatto, un ginocchio sopra l'altro, bocca spalancata, occhi stralunati, naso grosso. La loro fisionomia, salvo una birichina caricatura, e proprio tutta somigliante alle due "cicalòne". Immaginate quanto avrà sudato Sempronio nel riprodurre quelle fisionomie, pur mettendole in ridicolo.

La carrozza è trainata da un grosso e terribile DIAVOLO, con due grosse corna e una lunga e spaziosa coda, in posizione di... "accarezzare" le facce delle sue "clienti". Ha gli occhi torvi e infuocati, un naso lungo e appuntito, una boccaccia dalla quale escono fumo e fuoco, e ti sembra di sentire spaventosi grugniti.

Dietro la sua schiena è appeso un grande cartellone sul quale è scritta a caratteri cubitali, color rosso, questa frase:

 VI PORTO ALL' INFERNO

 

 Questa è la copia, non si sa se è fedele, di una antica narrazione, che raccontava appunto le vicende delle due "cicalone", di Sempronio e del suo quadro famoso, che diede origine alla frase altrettanto famosa:

EL DIAOL DEL BERLINGHET

 Siccome la gente conobbe subito che le due signore erano di Berlinghetto, al. diavolo che le stava trascinando all'inferno, attribuirono questo titolo: "Diaol del Berlinghét".

I signori del Comune di Berlingo, come abbiamo detto, convinti che "gli scarabocchi" di Sempronio avrebbero durato poco, perché la vecchia chiesina doveva essere abbattuta e sostituita da una nuova, avevano dato il loro consenso.

Ma non fu così. Per incuria degli amministratori comunali o per mancanza di mezzi, quella chiesina non fu abbattuta, durò ancora non pochi anni, e il famoso quadro fu oggetto di continue visite, di grandi elogi al "Pintorello", e la famosa frase "El diaol del Berlinghét" sfidò i tempi e sopravvisse alla chiesina e al quadro. Infatti in una notte di burrasca la chiesina fu ridotta in un cumulo di macerie, insieme al suo quadro.

Questa è la storia della frase a tutti nota, e che ormai tramonterà giammai.

Storia tutta vera? Tutto, o gran parte, frutto di fantasia? Ciascuno pensi ciò che vuole. Però bisogna ammettere che qualche cosa di vero non può mancare, se ebbe la forza di immortalare e render pubbli-co "El diaol del Berlinghét".

Certissima fu l'esistenza del quadro, chiunque sia stato l'autore: Tizio? Caio? Sempronio?

Ai posteri l 'ardua sentenza.

E le due "signore" in carrozza, condotte all'Inferno? Anche queste si perdono nel mistero.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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